Piccole Ancelle di Cristo Re

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Il Servo di Dio

Padre Sosio Del Prete
Padre
Sosio Del Prete

* Frattamaggiore 1885
† Napoli 1952
  1. La vita
  2. I luoghi
  3. Gli scritti
  4. La musica
  5. Testimonianze
  6. Immagini
  7. Causa di Beatificazione
  8. Eventi

Padre Sosio Del Prete

Testimonianze: hanno detto di lui
La Serva di Dio

Suor Antonietta Giugliano
Suor
Antonietta Giugliano

* New York 1909
† Portici 1960
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  5. Immagini
  6. Causa di Beatificazione
  7. Eventi




  1. Padre Teodosio Muriaudo
    da In memoriam, pp. 13-14

    Oggi alla distanza di tre anni, la sua figura grandeggia nella stima e nell'ammirazione di quanto la conoscono.
    La manifestazione odierna, in occasione della traslazione delle sue spoglie mortali, è la più viva espressione di plauso, di lode e di incoraggiamento ai continuatore di tante opere di bene.
    Dio benedica le Opere generose a vantaggio di tanti bisognosi Vecchi e Bambini! Benedica le buone Suore, che pure aspirando alla perfezione religiosa, sacrificano le loro energie giovanili a vantaggio di tante creature bisognose delle loro cure! Benedica la rigogliosa famiglia francescana che ha donato alla società un tanto Padre e conceda al suo successore di sviluppare l'opera iniziata dal suo glorioso Confratello! Benedica tutti i generosi benefattori ed i numerosi beneficati, ricompensando i primi e facendo prosperare i secondi. Benedica tutte le Autorità qui presenti per onorare un tanto Padre, coll'immenso popolo; e ci conceda una scintilla di quella carità di Cristo, unica sorgente di tutte le attività del P. Sosio, perché a noi sia concesso di fare con spirito cristiano qualche cosa per i Fratelli!
    Le spoglie mortali del P. Sosio, che ora riposeranno nella devota cappella delle Suore di Cristo Re, siano per tutti un serio richiamo ad opere generose caritatevoli nel silenzio e nella umile carità francescana.


  2. On. Ferdinando D'Ambrosio
    da Il padre della povera gente, pp. 20-21

    Padre Sosio, per la sua attività, per la sua attività, per la sua santità, per le Opere che ha lasciato, merita d'essere degnamente biografato! Egli fu un autentico e degno figlio di S. Francesco [...].
    Io, poi, voglio molto bene a Padre Sosio, ché mi sento un po', insieme alle Suore ed a Padre Giacinto, come il continuatore delle sue Opere. E poiché sono un po' sempliciotto come Lui, dopo la lettura delle sue pagine, mi sento più vicino a Dio [...].
    È proprio vero che, studiando le belle figure, lo spirito si rieduca, ed io di questo benessere spirituale debbo essere grato a Padre Giacinto Ruggiero che ha voluto che fossi proprio io a rievocare Padre Sosio Del Prete.


  3. Monsignor Bruno Forte
    dalla Presentazione del volume Il cielo in terra, pp. 5-6

    Dove abita Dio? Padre Sossio Del Prete - fondatore insieme a Madre Antonietta Giugliano delle Piccole Ancelle di Cristo Re - ha risposto a questa domanda anzitutto con la sua vita, che è stata costantemente rivolta ai due luoghi privilegiati, dove egli aveva riconosciuti e incontrati la divina Presenza: il Tabernacolo, vera tenda di Dio fra gli uomini; e i poveri, i più vicini al cielo. Questi due luoghi li vedeva rappresentati e come congiunti nel luogo supremo dove l'Eterno si è detto nel tempo: la Croce. «Ai piedi della Croce sono sbocciati due fiori, si sono svegliate due passioni, le più belle, le più umane, le più divine: l'amore a Dio e l'amore agli uomini» (n. 244). Dove il Povero muore abbandonato, tutti i poveri di tutti i tempi e i luoghi della storia sono rappresentati: il Suo amore crocifisso li accoglie tutti, li raggiunge tutti e chiede di essere riamato amando loro. E perchè questa Sua presenza contagiosa d'amore possa toccare e trasformare i nostri cuori, ecco il dono indispensabile, la meravigliosa offerta dell'Amato, fatto carne in quel pane, fatto sangue in quel vino: «L'amore - scrive P. Sossio - tende all'unione con l'amato. Gesù che amava immensamente gli uomini, affinché la sua lontananza non avesse a cancellare la sua memoria, volle unirsi a noi con l'unione più perfetta e più intima che si possa immaginare col darsi tutto in cibo e bevanda alle anime nostre. Che amore sconfinato! Solo un Dio poteva concepire un disegno così vasto e così grandioso: lasciarsi in cibo agli uomini» (n. 140).
    È da questi luoghi dell'incontro con la divina presenza dell'Amato che Padre Sossio ha attinto il suo programma, la regola di vita e il progetto della sua opera: farsi povero per accogliere; andare ai poveri per donare. Vero figlio di San Francesco, egli ha compreso che la povertà è al tempo stesso la condizione per lasciarsi amare da Dio e la sorgente dell'amore al prossimo, che bussa alla porta del nostro cuore con la sua povertà. I bisogni del povero sono i diritti nei nostri confronti: il riconoscerci poveri davanti a Dio è la via che ci consente di lasciarci arricchire da Lui di quei doni, con cui solo potremo corrispondere alla domanda del povero. È ancora una volta Colui che si è fatto povero per noi a riassumere nell'eloquenza silenziosa del dono supremo questo programma, che tutto abbraccia: «Gesù adorabile [...] la vostra Croce è una cattedra che insegna all'umanità le parole della vita. Nessuna cattedra è più eloquente della vostra Croce, intrisa del vostro sangue. Nessuna rivelazione è più sublime di questa che ci lasciaste nelle ultime ore della vostra agonia». (n. 246). Amare Gesù Crocifisso, spogliato di tutto, contemplarlo nel Suo abbandono, seguirlo sulla via del crocifisso amore, per la forza che Lui stesso irradia su di noi dal pane di vita: ecco la spiritualità di Padre Sossio, detta negli innumerevoli frammenti dei suoi testi, quasi tutti occasionali e legati al servizio della predicazione e della formazione. Un messaggio forte, trasmesso attraverso la povertà dei mezzi, nella fragile consistenza di una forma, totalmente finalizzata a far passare la dolce, nutriente potenza del contenuto.
    Bene hanno fatto, allora, le Piccole Ancelle di Cristo Re a raccogliere antologicamente i pensieri del Loro Fondatore: rivisitando innumerevoli pagine di appunti, di schemi, di testi omiletici, esse ne hanno estratto fedelmente i grandi motivi, i temi ricorrenti e decisivi, rispettando puntigliosamente il dettaglio originario, ma lasciando cadere il contingente e l'occasionale, perchè l'oro nella paglia risplendesse in tutta la sua luce. Ciò che impressiona nel risultato è che il messaggio che si sprigiona da questa miriade di frammenti è di vera grandezza ed unità: quasi a dire che sotto gli abiti poveri di una predicazione appassionata e popolare, edificante ed umile, parla l'eloquenza della vita, la sequela innamorata di Cristo. Ed è Cristo Re il centro unificante, il Tabernacolo di Dio fra gli uomini, il Signore che da ricco si è fatto povero per farci ricchi nella Sua povertà e farsi riconoscere dovunque il volto del povero, del bambino, dell'anziano ci guarda chiedendo rispetto, ascolto, sollecitudine, amore. Possano, allora, queste pagine ravvivare nelle Piccole Ancelle la gioia della loro vocazione, che da null'altro è gratificata all'infuori della sguardo dell'Amato Signore, che vede nel segreto. Ma possano anche dire a tanti quanto è bello seguire il "bel Pastore" (Gv 10,11) e quanto sia necessario riconoscerlo e farlo riconoscere attraverso le "opere belle" (Mt 5,16) della nostra vita. Alle Sue Piccole Ancelle, a tutti noi, Padre Sossio sembra ripetere attraverso queste pagine l'invito esigente e appassionato di Gesù: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perchè vedano le vostre opere belle e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5,16).


  4. Suor Antonietta Tuccillo, superiopra generale delle Piccole Ancelle di Cristo Re
    dalla Introduzione al volume Il cielo in terra, pp. 7-12

    Cenni biografici di Padre Sossio Del Prete
    Le Piccole Ancelle di Cristo Re sono liete di presentare al pubblico un'antologia di scritti del loro Fondatore Padre Sossio del Prete, francescano dei Frati Minori di Napoli.
    Vincenzino del Prete, tale il suo nome di battesimo, nacque a Frattamaggiore il 27\12\1885. Dopo aver sostenuto gli esami per l'ammissione all'Ordine presso il Convento di Santa Lucia al Monte in Napoli, fu ammesso al Noviziato nel Convento di San Giovanni in Palco in Taurano, nella diocesi di Nola.
    Guidato dall'illustre Maestro P. Bonaventura da Bru-sciano, camminò per la via della perfezione religiosa, e qui, in Taurano, cominciò a coltivare la devozione alla "Madonna della Purità" del bel dipinto della Scuola di Guido Reni, la cui immagine fu punto di riferimento della spiritualità mariana per tutti i giovani novizi. Tale devozione gli rimase sempre nel cuore.
    Nella casa di Noviziato continuò gli studi della musica già intrapresi precedentemente in famiglia.
    Entrò in religione prendendo il nome di fra Sossio, in onore al Santo patrono della sua città natia, una terra di santi e di musicisti.
    Nel periodo di studentato rafforzò la sua interiorità fino al punto da sviluppare nel cuore l'ideale per le Missioni. Dovette desistere per la malattia della mamma.
    Completò gli studi mentre era nel convento di San Vito in Marigliano, e qui ebbe come guida maestri illustri per fede e dottrina. Uno tra gli altri P. Teodoro Barbaliscia, romano, conoscitore e traduttore di lingue classiche ed ebraica. Qui assunse quella cultura teologica e spirituale che lo sorresse per tutta la vita.
    Mentre svolgeva il servizio militare presso l'ospedale militare di Napoli, completò gli studi musicali, conseguendo titoli e specializzazioni presso il Conservatorio di Napoli, con i maestri Raffaele Caravaglios e Francesco Cilea. Le sue composizioni musicali, stimate e apprezzatissime, rivelano attraverso lo stile liturgico e le intense espressioni melodiche, nella bellezza delle armonie, il suo profondo amore per Gesù, Suo Signore e Dio, e la tenerezza per la Vergine Santa.
    Direttore d'orchestra eseguì poi concerti e messe, dando anche vita e splendore religioso a circostanze e commemorazioni varie.
    Come Francesco d'Assisi, di cui fu figlio verace e seguace convinto, fu innamorato di Cristo, e cercò di conformarsi a Lui nell'esistenza, di imitarlo e seguirlo assimilandone lo spirito. L'amore appassionato di Cristo lo traduceva soprattutto in preghiera. La sua pietà eucaristica fu centrale nella sua spiritualità, e la vita di comunione con lui si concretizzò in una consuetudine di adorazione presso il Tabernacolo, nella contemplazione del Mistero divino. Tante testimonianze dicono di lunghe notti trascorse presso l'altare di Dio, nella solitudine contemplativa.
    Coltivò nel cuore la stessa gioia di Francesco per "Madonna Povertà," sentendosi chiamato ad essa dalla povertà di Gesù. Afferrato dall'ideale l'accolse nella persona, vivendolo altresì con gesti continui di predilezione e di amore per i poveri: li incontrava in convento e per le strade, nelle stamberghe o case oscure, li visitava e confortava nei loro bisogni e nelle malattie, portando loro il sollievo materiale e religioso, affrontando nelle necessità il freddo gelido della notte, e rischiando di proprio nella salute, già alquanto rafferma.
    Con il consenso dei suoi superiori, verso cui professò sempre obbedienza e devozione, quando l'ideale della carità lo coinvolse più profondamente, con lo slancio della passione volle soggiornare al Monte della Verna, il luogo amato da Francesco che qui ricevette il sigillo delle Stimmate. Qui sul Sacro Monte, ad imitazione del Serafico Padre, si dedicò ad una vita di forte penitenza e preghiera, per fortificarsi nella virtù e ottenere dal Signore una nuova luce interiore alla sua vita di carità e apostolato.
    Trasformato profondamente da quell'esperienza mistica, decise di rinunciare all'esercizio professionale della musica, considerata, in confronto all'esigenza della carità, soltanto una vanità.
    Il musicista lasciò definitivamente il passo all'uomo d'azione, sentendosi interpellato fortemente dai poveri veri, gli abbandonati che vivevano chiedendo l'elemosina di un tozzo di pane, i poveri che non avevano di che vestirsi e mancavano di un tetto e di qualsiasi conforto umano.
    Siamo negli anni trenta della storia del nostro Paese. Padre Sossio viveva allora nel convento di Sant'Antonio in Afragola, un paese dell'entroterra napoletano, caratterizzato appunto da gravissime piaghe sociali. Lì si affannava alla ricerca di protezioni per quegli indigenti umiliati della vita che sempre più numerosi accorrevano a lui seguendolo lungo le strade.
    Risale a quell'epoca l'incontro storico con Antonietta Giugliano, giovanetta desiderosa di consacrarsi a Dio: "Perché non rimanete qui nella vostra città dove potremmo creare un rifugio per i poveri del paese?"
    Le origini della congregazione delle Piccole Ancelle di Cristo Re trovano in questo episodio la loro genesi ideale.
    Suor Antonietta, la fondatrice, accettò coraggiosamente l'invito, affrontando i disagi provenienti dalla sua stessa famiglia e dall'ambiente esterno, e divenne la sua pianticella spirituale. Insieme ad un piccolo stuolo di giovanette, tra cui la confondatrice Suor Franceschina Tuccillo e la fedele compagna Suor Pazienza Scafuto, iniziò l'eccezionale avventura di fede e di carità verso gli "abbandonati" del luogo, accolti nella nuova casa acquistata con il patrimonio della stessa Antonietta.
    Come tutti i progetti di Dio, la loro storia subì il battesimo del fuoco della sofferenza, dell'incomprensione, del sacrificio, con peripezie varie, ma il cammino fu impreziosito anche da infinite consolazioni umane e spirituali.
    Il primato di Dio, la bellezza interiore della preghiera, il senso attivo e profondo della carità verso i poveri di ogni età e condizione, da quel lontano 1932, divennero i valori essenziali che promossero la nascita dell'Istituto delle Piccole Ancelle di Cristo Re. Le prime fra queste il 20 ottobre 1935 ricevettero la prima vestizione religiosa per le mani del Cardinale Alessio Ascalesi Arcivescovo di Napoli. Progressivamente furono ottenute tutte le approvazioni ecclesiali fino al Decreto Pontifico nel 1972. Nuove Case religiose sorsero lungo il percorso storico, quali luoghi di accoglienza, conforto e speranza per anziani bisognosi e ammalati. Più tardi, anche luoghi di istruzione e formazione per i "figli del popolo", i ragazzi della Napoli socialmente straziata, dopo l'ultimo conflitto mondiale, Istituti di Istruzione con scuole di ogni ordine e grado, Centri di Formazione Professionale.
    Il Padre Fondatore fu l'animatore insonne insieme a Suor Antonietta della vita spirituale delle suore che frattanto crescevano, e delle belle opere benedette dal Signore. Le amarezze provenienti dalle infinite difficoltà lasciarono nel suo spirito la serenità dell'uomo di Dio e la letizia tutta francescana che permane nonostante il dolore e la sofferenza.
    Il 27 gennaio 1952, all'età di 67 anni, l'esistenza terrena di Padre Sossio si compiva improvvisamente, tra il dolore e lo smarrimento delle sue figlie spirituali e il rimpianto dei suoi assistiti di cui il "Padre" era il tenero protettore. Il suo esempio di santità produsse comunque nuovi e splendidi frutti di bene.
    Oggi le Piccole Ancelle che considerano Cristo loro Signore e Re si muovono con gioia nella diffusione del Regno di Dio, al servizio della Chiesa e nel mondo. Con le loro attività apostoliche sono presenti in tanti luoghi della Campania e del Lazio con grande rispetto e amore per il carisma fondazionale. Dal 1993 rispondendo all'appello di Giovanni Paolo II nella Redemptoris Missio, hanno iniziato la loro espansione Missionaria con l'apertura di una Casa in Romania, e nel 1998, nelle Isole Filippine.
    Nello spirito di apertura del Fondatore, sensibile alle nuove dimensioni ecclesiali, e guidate da Padre Giacinto Ruggiero successore del Fondatore, nel 1970 accettarono l'eredità di "Madre" Flora De Santis che affidò loro, con la mediazione della Chiesa, la diffusione del culto al Volto Santo nel mondo. Il servizio pastorale e apostolico presso il grande Tempio dedicato al Volto Santo, in Capodimonte (NA), edificato solennemente in questi ultimi anni, è considerato dalle Piccole Ancelle una ricchezza spirituale e una benedizione speciale dell'Altissimo.

    Perché un'Antologia?
    L'archivio delle Piccole Ancelle di Cristo Re ha custodito gelosamente tutti gli scritti del Fondatore P. Sossio del Prete, redatti di sua mano in quaderni d'epoca.
    Gli scritti maggiori riguardano il Diario-Cronaca dell'Istituto (1932-1952), già edito nell'anno 1982 per iniziativa di P. Giacinto Ruggiero, successore del Fondatore.
    Rispondendo al desiderio di fondo delle Piccole Ancelle, desiderose di accedere alla spiritualità del loro Fondatore; per appagare il giusto anelito di Madre Franceschina Tuccillo, nel cui cuore ha bruciato e brucia il bisogno profondo di portare alle suore la voce del "Padre", si è proceduto alla trascrizione degli scritti Omiletici del Fondatore, detti anche "Predicabili".
    Il lavoro non facile fu concluso nell'anno 1997, quando furono presentati al Capitolo Generale riunito nella Casa di Posillipo (NA) cinque consistenti volumi rilegati, che contenevano tutta la produzione omiletica del Fondatore. Il professor Marco Rossi, che ringrazio di cuore, in qualità di esperto, collaborò alla loro sistemazione, realizzata secondo un criterio tematico.
    Molto è stato riflettuto sull'opportunità di procedere all'intera pubblicazione. Più valido ed efficace è stato ritenuto il criterio di portare al pubblico una scelta antologica, sia per liberare il pensiero dagli elementi contingenti e caduchi legati al tempo, sia per compiere la scelta dei contenuti dottrinali più interessanti, con una selezione di passi e di pensieri personali più ricchi di ispirazione e di maggiore forza formativa, e rispondenti alle istanze attuali. L'organizzazione dei temi ubbidisce ad una disposizione alfabetica.
    Il Fondatore non ha prodotto un trattato di teologia sistematica, tuttavia la solidità della dottrina e la sollecitudine pastorale si evincono con facilità dall'insieme dei suoi manoscritti.
    Nelle sue omelie, domenicali o per le varie occasioni, più che commenti esegetici o disquisizioni teologiche troviamo sviluppi parenetici e pastorali su temi dommatici o scritturistici o morali.
    Appare evidente e prioritaria la sua preoccupazione di indicare itinerari di santità sia per il popolo di Dio in genere, sia per le persone di speciale consacrazione. Il linguaggio, da vero figlio del suo tempo, a volte, è ad effetto con reminiscenze dell'arte oratoria e il tono è in genere ieratico, anche in modo accentuato, e non senza una vena poetica per commuovere più facilmente gli uditori e stimolarli al pentimento e alla conversione.
    Spiccata è la sua sensibilità sociale come espressione di fede nella dimensione evangelica del comandamento dell'amore nel duplice aspetto umano-divino. L'amore di Dio permea tutto il suo dire e suggerisce intelligenti concretizzazioni verso i prediletti di Dio: i poveri e i piccoli. Per questo, a volte il linguaggio si fa anche duro e severo facendo non di rado ricorso al giudizio finale con puntigliosa convinzione che tutto è scritto nel libro di Dio.

    Il suo eloquio, semplice e descrittivo, è una continua parafrasi dei testi scritturistici, attinenti al tema trattato, sia dell'Antico Testamento che del Nuovo e preferibilmente il Vangelo e le Lettere di Giovanni, gli Atti degli Apostoli e le Lettere di Paolo.
    Da buon francescano sceglie l'Evangelista teologo ed è toccato dalla umanità di Cristo nel mistero della Incarnazione e della Passione, Morte e Resurrezione, misteri che tornano con insistenza alla sua mente e cerca di trasfondere come unità fondanti negli ascoltatori. Si avverte, anche nei passaggi più realistici circa le responsabilità dei credenti e dei consacrati, la sua esperienza francescana della tenerezza e della "cortesia di Dio".
    Anche quando tratta l'esemplarità dei Santi non cede al devozionismo, ma dà tocchi sicuri per un cammino di conformità al Cristo povero-crocifisso e risorto.
    Straordinariamente aperto, per il suo tempo, abbandona un'osservanza farisaica della legge per proporre l'interiorizzazione dei valori evangelici con un taglio prettamente francescano.
    Ha intuito una teologia ed una ecclesiologia quasi conciliare ed è particolarmente attento alla teologia della vita consacrata con riferimenti frequenti alla esemplarità della Madre di Dio.
    Fedelmente ancorato alla tradizione e al Magistero della Chiesa, nei suoi scritti omiletici si trovano slanci di novità ed apertura alla intuizione dei segni dei tempi.

    Conclusione
    A termine di questo lavoro, sento il bisogno personale di ringraziare il Signore per la preziosità del dono posto nelle mani di tutte le Piccole Ancelle di Cristo Re.
    Ringrazio il teologo don Bruno Forte, a noi spiritualmente e fraternamente vicino, per la bella e profonda presentazione al testo.
    Esprimo viva gratitudine a Padre Costanzo Paracchini, francescano della Provincia Minoritica Toscana, che generosamente ha messo a disposizione la sua esperienza per la lettura del testo nella ricerca delle concordanze bibliche.
    A Suor Nunzia Di Guida, che da vera Piccola Ancella e figlia spirituale ha profuso il suo impegno nella disposizione del testo e nella selezione dei passi, la mia gioia materna.
    Altrettanto per le altre sorelle, per la segretaria Pina, che hanno prestato la loro personale collaborazione.


  5. Prof. Gennaro Luongo
    da In dialogo con padre Sossio, pp. 65-68

    Vengo infine, al tema della carità e del servizio agli ultimi, il nucleo centrale del messaggio di Padre Sossio e la ragione fondamentale della creazione dell'Istituto delle Piccole Ancelle di Cristo Re. «Il cristianesimo è amore e chi ama serve». Prendo le mosse da uno dei primi discorsi di Padre Sossio degli anni del 1931-32 che ha per titolo: La pia unione delle piccole ancelle della carità, infermiere dei poveri a domicilio. Scopo della fondazione (XX 85,1): a un gruppo di giovani afragolesi Padre Sossio illustra preliminarmente la gloriosa esperienza di Antonio Federico Ozanam e la nascita della Società di S. Vincenzo de' Paoli e delle Conferenze, il suo «programma di un altro apostolato persuasivo che non fosse l'apostolato della parola e della penna, l'apostolato delle opere». Indi il Padre racconta l'esperienza autobiografica che lo portò a concepire il disegno di creare un'associazione di donne impegnate nell'apostolato e nell'assistenza ai malati poveri: è il racconto riportato alla pagina 193, ove si sente battere più che altrove il cuore tenero fino alle lacrime di Padre Sossio, seguace del poverello di Assisi, povero con i poveri, alla vista di una vecchia malata «abbandonata come un cane». Padre Sossio racconta le sue dirette esperienze della visita alle povere vecchiette inferme e invita le ascoltatrici a fare altrettanto, accendendole di ardore, ma fornendo loro forti motivazioni teologiche e bibliche sul senso della carità e del servizio agli ultimi: «la fede insegna a vedere Gesù in tutti i sofferenti. Non è illusione mistica, ma una verità fondata sulle parole stesse del Salvatore», afferma l'oratore richiamando Mt 25, 31-46: «visitando il povero si visita Gesù»; il povero è «rappresentante di Dio». La profondità teologica dell'equazione tra amore di Dio e amore per gli altri e per gli ultimi è spiegata in termini semplici e immediati con il richiamo alla pia pratica della visita al Santissimo Sacramento: se Cristo è presente nell'Eucaristia come nel povero, come si fa visita al tabernacolo, così si deve visitare Gesù nella casa del povero. Desiderio del Padre Sossio, se dovesse morire di morte improvvisa, sarebbe di morire o presso l'altare o presso la casa del povero: «sì, perché dopo il tabernacolo la casa del povero è il luogo più vicino al cielo» (664). Ed è importante rimarcare quanto insegna il Padre: la visita al povero è una consolazione per chi la riceve e una benedizione e un merito per chi la fa, che «demolendo l'egoismo e l'interesse, fonda sulle sue rovine quell'edificio della carità» (706): «donarsi, uscire dal proprio egoismo, fare ad altri che ne hanno bisogno il dono di sé» (704). Ma Padre Sossio vede in un tale esercizio di carità anche un'occasione di edificazione ed educazione della società.
    Furono queste motivazioni teologiche e il quadro sociale degradato ove egli operava a spingerlo alla creazione dell'Istituto, «sorto, come si legge nelle Costituzioni successivamente redatte, allo scopo di venire incontro alle esigenze dei bisognosi di assistenza e specialmente dei vecchi poveri e inabili, degli infermi nelle case di riposo e negli ospedali dell'infanzia e della gioventù negli asili, collegi e altri istituti di educazione» (Regola ... e Costituzioni, p. 76).
    Nel trinomio «amore a Dio, amore agli uomini e sacrificio» o se si vuole, nell'altro simile «preghiera, azione, sacrificio» si può compendiare il messaggio di Padre Sossio, predicatore e maestro di vita spirituale per le sue Ancelle di Cristo Re.
    Figlio del suo tempo, compagno degli uomini della prima metà del XX secolo drammaticamente segnato da esperienze terribili, partecipe delle idee, delle ansie, delle speranze e delle tragedie del suo tempo, egli si iscrive nella non piccola schiera di quei religiosi e preti secolari che in quel tempo hanno voluto e saputo cogliere i segni dei tempi e rinnovare la tradizione religiosa cui appartenevano, scoprendo e valorizzando forme nuove della sequela Christi e dell'impegno cristiano, o, se si vuole, modelli di santità più personalizzati e aderenti ai tempi, arricchendo la Chiesa di sempre nuovi carismi.


  6. Prof. Antonio Vincenzo Nazzaro
    da In dialogo con padre Sossio, pp. 65-68

    A conclusione dell'esame di alcuni dei più significativi frammenti non è inopportuno fare qualche considerazione sulla qualità letteraria della predicazione di Padre Sossio, che risente in linea di massima, e pour cause, nell'uso di certi stilemi e di certe immagini dell'influsso della Scrittura e della letteratura sacra, e in particolare di preghiere come il Salve Regina e la Supplica alla Madonna di Pompei di Bartolo Longo.
    Il suo periodare è fluente e, il più delle volte - come s'è visto - incisivamente commatico, accattivante e dal forte impatto psicagogico. Il suo lessico è generalmente semplice, specie quando si rivolge ai fanciulli comunicandi, come nel frammento 172 (p. 55):

    «Non dimenticatela mai quest'ora di paradiso,
    la più bella,
    la più gioconda della vostra vita;
    essa vi splenda sempre nell'anima con le sue caste gioie
    e vi conforti nelle giornate bigie e dolorose dell'esistenza».

    Sono parole destinate a imprimersi nella memoria dei comunicandi, che nelle giornate dense di nuvole e di dolore della loro vita non dimenticheranno il loro «giorno di paradiso, tutto è un sorriso», come si cantava nei tempi che furono.
    Il lessico di Padre Sossio è spesso impreziosito da voci letterarie, come 'destriero' nel fr. 98 (cavallo da battaglia o da torneo), 'ruggono' (invece di ruggiscono) nel fr. 581, 'disacerbare' (verbo usato in senso intransitivo da Petrarca e Leopardi) nei frr. 557 e 623; termini rari o antiquati, come 'aberrate' nel fr. 5 («Cuori traviati che forse aberrate dalla virtù senza averne perduto l'amore venite!»), 'trangugiare' nel fr. 158 («Gesù nella sua sapienza infinita ha trovato il modo di farsi trangugiare da noi, per unirsi a noi con una unione che supera qualsiasi più ardita concezione umana»), 'sfolgoreggiante' nel fr. 557 e nello stesso frammento 'imponente' nell'accezione di 'che suscita l'ammirazione' («si aggira imponente il pesciolino microscopico»), 'ripiomba' (verbo transitivo con valore causativo) nel fr. 581; da suggestive immagini barocche, come quelle relative all'Eucaristia, che ritroviamo nei frr. 8 («La SS. Eucaristia è destinata a rievocare la morte del Cristo, o meglio il Cristo sepolto, il Cristo caduto nella tomba, il Cristo nascosto sotto quei veli del pane che ci ricordano il sudario di Giuseppe d'Arimatea») e 155 («l'Eucarestia è la stupenda ed ammirabile miniatura di tutta l'epopea dell'amore di Gesù Nazareno»), e al dolore (fr. 315 «Il dolore ... È il primo e ultimo verso di un poema che si compone di violenti scoppi di pianto»).
    Delle reminiscenze poetiche la più significativa è quella contenuta nell'avvio del fr. 63 (p. 27) «Il mondo è bello e santo l'avvenire. Coraggio, e avanti la destra benefattrice per ragguardare l'ideale della fratellanza e dell'amore». È qui riconoscibile il riuso di Giosue Carducci, Giambi ed epodi, Il canto dell'amore vv. 93-96: «Salute, o genti umane affaticate! / Tutto trapassa e nulla può morir. / Noi troppo odiammo e sofferimmo. Amate. / Il mondo è bello e santo è l'avvenir». Si noti, anche, l'impiego di un termine antiquato come 'ragguardare', che nell'accezione di guardare attentamente è usato dal Boccaccio.
    E concludo con il frammento 315 (p.90):

    «Interminabili ombre del dolore, non ci nascondete la luce della gioia e non convertite la nostra vita in una serie perenne di crepuscoli o in una notte eterna di tenebre fastidiose. Fugaci, evanescenti sorrisi di primavera, perpetuatevi sul nostro volto e sopprimete le lacrime» (fr.315, p. 90).

    L'antitesi ombre/luce - che è metafora di dolore/gioia - è sviluppata attraverso l'impiego di un lessico scelto e di delicate immagini poetiche, che lasciano nel lettore il senso di una dolce malinconia.


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